Piove

“Piove,
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia
e sulla greppia nazionale.”

Eugenio Montale

I giorni e le notti sono fatti anche di parole. Dette, ripetute tante di quelle volte da non sentirle quasi più:
“Buonanotte, fai bei sogni.
Buongiorno, hai dormito bene?
Ci vediamo più tardi.
Torni a casa per pranzo?
Di quella cosa ne parliamo dopo intanto c’è tempo, mica ci corre dietro nessuno.
Passo io al supermercato, mi presti la macchina?
Il bambino lo lascio dai nonni.
Scusa, ho fretta…
Fai attenzione, dicono che pioverà.
Lo dicono sempre e non piove mai. C’è tanta di quella siccità in giro che se parte un incendio siamo del gatto.
Eh… ti ricordi cosa diceva la nonna, che lei era nata nel Polesine: “L’acqua sta via anni e mesi, ma prima o poi ritorna ai so paesi.”
Prima o poi. L’acqua ritorna.
Solo che non avvisa, l’acqua quando decide di tornare a riprendersi gli spazi che crede siano i suoi.
Arriva e basta. Tutta insieme.
Che bello, piove! Eh, mica piove più come una volta…
Una volta facevi le vacanze e sapevi quando sarebbe piovuto, COME sarebbe piovuto. A metà agosto arrivava il primo temporale. Coi lampi, i tuoni. Che bello, che paura! “Non fermarti sotto gli alberi, e chiudi la finestra che alla zia una saetta le è passata tutta in mezzo casa dalla cucina alla sala da pranzo, che meno male zio per una volta non era li’ in poltrona a leggere il giornale.”
E da lì arrivava la tramontana. L’aria era più fresca. Una volta. In inverno c’era il ghiaccino sui vetri delle finestre. Una volta. Si sapeva tutto. Anche se quella volta a Firenze… e quella volta il PO… Ma anche a Genova…
Vabbè dai, che devo andare. Uh guarda… piove.

E’ tutto normale. E’ tutto come sempre.

E poi, improvvisamente arrivano le altre parole. Ripetute già tante di quelle volte da non sentirle quasi più.

Ondata. Acqua. Fango. Inondazione. Tragedia. Apocalisse. Disastro. Inferno.
Parole. Le parole, ogni volta. Sempre quelle.

Muoiono insieme. Padre e figlio. Sono in garage quando arriva l’ONDATA.
Lei perde la vita mentre cerca di chiudere le finestre del pianterreno e l’ACQUA entra in casa senza chiedere permesso.
Loro invece sono in auto. E’ il fango che se li porta via. Le ruote scivolano e niente sarà più come prima. I gesti mille volte ripetuti. I nomi mille volte pronunciati. Le mani. La bocca.
Il fango.
Gli occhi. I capelli.
Il fango.
I vestiti. Le scarpe. La borsetta. La cartella.
Il fango.
Le parole. I bei sogni. Ci vediamo questa sera.
Il fango.
“Questa sera” non c’è più. Resta il fango.
Ondata. Acqua. Fango. Non sono più solo parole. Sono il bilico tra la vita e il mai più.
Tragedia. Apocalisse. Disastro. Inferno.
Da quando l’acqua non è più mia amica?

I soccorsi.
I ritardi.
Le responsabilità.
Le televisioni. I giornali. I nomi. Le vittime. I dispersi.
E poi cento. E altri cento. Un tramestio ordinato. E altri cento. Volontari
Con loro tornano i colori.
In mezzo al fango.
E io? Dove sono io?

Aiutami a capire. Ho BISOGNO di capire, ho BISOGNO di sapere.
Ho bisogno di esserci, di ascoltare. E di essere ascoltata.
Aiutami.

Buonanotte, fai bei sogni
Mia nonna veniva dal Polesine.

Questo monologo è stato scritto e interpretato dall’attrice e regista ligure Annapaola Bardeloni per la campagna nazionale IO NON RISCHIO, di cui Fondazione CIMA è parte del comitato organizzativo e scientifico. È stato registrato a Savona e mandato in onda in occasione della diretta televisiva di sabato 15 ottobre dedicata alla campagna promossa dal Dipartimento della Protezione Civile che si svolge on line e off line nelle piazze di tutta Italia ogni ottobre.