Mentre preparavo i quadri su il “ Lamento per Ur” , pensavo che, nonostante nei poemi sumerici letti per documentarmi si parlasse di sentimenti ed emozioni molto umane, tutto veniva rivolto soprattutto agli dei e al regnante del momento.
E gli uomini? E i lavoratori dei campi? Com’era la stalla da dove era fuggito il toro? Cosa restava delle abitazioni del popolo? E delle mura che cingevano la città, che erano servite anche a rinchiudere i cittadini (beni del signore, produttori di ricchezza per lui) ma non a proteggere dai nemici esterni? E dei canali, degli argini che li delimitavano?
L’opera “Corrotte macerie” è nata proprio dall’idea del muro, da cui è poi scaturita la riflessione sui confini, fisici e mentali, sui limiti artificiali che ci imprigionano fisicamente e mentalmente fingendo di proteggerci.
Ma i muri di confine, gli argini, le barriere se sono artificiali non durano che pochi anni, geologicamente parlando. Risolvono problemi momentanei, nonostante gli imperi “millenari” desiderati da potenti sconsiderati: è mia opinione che la natura sia più forte dell’umano più potente e che si debba abbandonare il concetto di piegarla ai propri momentanei interessi, e che le migrazioni dei popoli abbattano ogni confine artificiale.
Un ringraziamento allo scultore ceramista Ylli Plaka per la preziosa collaborazione.
Beppe Schiavetta – Artista





















