L’idea della mostra, finanziata da Fondazione CIMA, nasce come attività divulgativa legata al progetto Pelagos Noise, il cui obiettivo è stato quello di capire l’impatto dell’inquinamento acustico sui cetacei all’interno del Santuario Pelagos. Il progetto, svolto in collaborazione tra Italia, Francia e Monaco, prevedeva anche tre attività divulgative, una per ogni paese. Per l’Italia e la Francia sono stati realizzati dei laboratori all’interno del Festival della Scienza di Nizza e di Genova. La mostra fotografica, incentrata su capodoglio e zifio le due specie di cetacei più sensibili al rumore sottomarino, è quindi l’ultima delle tre attività divulgative, si è tenuta a Monaco in occasione dell’Ocean Week e ha avuto lo scopo di portare alla conoscenza del grande pubblico in particolare lo zifio, specie che, tra i non addetti ai lavori, è molto meno conosciuta del capodoglio. Sono state esposte 11 fotografie scattate da ricercatori di Fondazione CIMA al lavoro sul progetto Pelagos Noise, 12 fotografie di ricercatori nell’ambito dell’accordo ACCOBAMS (Accordo sulla conservazione dei cetacei nel Mar Nero Mar Mediterraneo e della zona atlantica contigua), un pannello di presentazione del progetto e altri due pannelli esplicativi degli accordi di ricerca internazionali, inoltre due video: uno realizzato con le foto scattate da un drone di Fondazione CIMA, l’altro contenente gli spettrogrammi dei suoni emessi dagli animali prodotto in collaborazione con Econscience, associazione no profit che si occupa di bioacustica. I visitatori hanno potuto ascoltare i versi emessi degli animali grazie a una postazione interamente curata dalla stessa associazione Econscience.
Mostrare i risultati della ricerca non è solo un’occasione per esibirne la bellezza e ribadirne l’importanza, ma è anche un modo di sensibilizzare le persone ai temi che stanno a cuore a Fondazione CIMA: lo studio dei cetacei è un validissimo indicatore che permette di monitorare lo stato dell’ecosistema marino e di quali siano gli effetti dell’impatto antropico su di esso generato. Grazie poi a un continuo scambio di competenze tra ambiti, peculiarità del metodo di CIMA, è possibile integrare l’approccio biologico sul campo a quello ingegneristico sviluppando efficaci strumenti per la salvaguardia e conservazione delle specie marine protette nell’ottica di un utilizzo sostenibile del mare.



